Quarantenni o bamboccioni?
Ore di sconforto queste. Le notizie infrangono sogni rimasti inevasi. Il mondo sembra bruciare, la crisi, gli attacchi suicidi, le bombe umane.
Rimane ancora qualche sparuta e malinconica speranza?
Rimane ancora qualcosa dei nostri sogni adolescenziali?
Noi, che ormai prossimi all’alba dei 40, abbiamo avuto gli anni della tempesta ormonale bagnati dai pianti delle nostre inarrivabili coetanee, col cuore turbato e perduto dietro un poster di Simon le Bon. Noi che nel 1989 sognavamo la fine dell’incubo, non accorgendoci che dietro l’angolo già ci aspettava un nuovo incubo ancora più truculento. Noi che andavamo in giro in cerca di squinzie a bordo del nostro “ciao” coi pezzi polini e il carburatore allargato.
Noi sognavamo un grande avvenire. Coglievamo nell’aria il sapore di un mondo in crescita. I nostri genitori avevano vissuto gli anni del dopoguerra e tentavano di trasmetterci la voglia di fare e di crescere.
Ed invece eccoci qua, alle prese col mutuo, col lavoro sempre più precario e con le nostre mogli laureate e “callcenteriste” a 600 euro al mese, quando va bene.
Era questo quello che ci aspettavamo dalla vita?
Certo che no!
E allora di chi è la colpa se le cose non sono andate come dovevano?
E’ colpa della politica? Dell’euro? Dell’abolizione della scala mobile?
Secondo me nulla di tutto questo.
La colpa è solo nostra. Della nostra generazione di mollaccioni cresciuti all’ombra di jeeg robot abituati alla pappa pronta che i nostri solerti avi non ci hanno mai fotto mancare. Noi siamo la prima generazione cresciuta nel benessere e questo ci ha fatto rimanere eterni bambini mai idonei ad assumersi le responsabilità che la vita pretende siano assegnate ad oguno di noi. E’ per questo che il nostro paese oggi è in mano ai vecchi , non certo per loro ingordigia di potere, ma per la nostra assoluta inettitudine.
In ogni passata società i vecchi lasciavano spazio ai giovani quando questi li scalzavano dalle posizioni di comando irrompendo con la loro vitale competenza. Il passaggio di consegne non avveniva per rinuncia da parte di chi il potere già lo deteneva, ma perché sopraggiungeva qualcuno più giovane e forte.
In fondo in natura avviene sempre così, il capobranco cede il posto, al giovane che lo batte, e si ritira dalla scena. Ma in un contesto dove le regole naturali vengono sovvertite ed i giovani invece di aspirare alla riuscita sociale rimangono eterni bambini, o “bamboccioni” forse, cosa pensate debbano fare i vecchi? Cedere spontaneamente il posto a chi non ha la voglia o la forza di emergere?
Svegliamoci tutti. Occorre essere forti coi forti e giusti coi deboli seguendo quei principi etici che, solo essi, potranno migliorare un mondo che non va in una buona direzione.
Ma forse ormai è già troppo tardi per la nostra generazione. Speriamo nella prossima.
Essere o non essere?
Meglio essere che desiderare … (di essere) !!!
Ed eccoci quà
Un nuovo blog, il mio primo, per cercare di riflettere sul pensiero unico che ormai si diffonde nel nostro panorama sociale.
Il nome fortecoiforti vorrebbe negare il luogo comune che ormai impera e che consente a molti di osservare dalle grigie finestre dei seminterrati il mondo che corre in soccorso dei vincitori.
Il mio pensiero, che peraltro conta oggi poco, aspira a sovvertire ciò che il mondo trasmette alle masse telepensanti costantemente indottrinate dal reality di turno.
Cogliendo questa nuova occasione digitale aspetto con ansia commenti illuminati.
Un saluto a tutti.
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